Il momento critico dell’avvocatura

il momento critico dell'avvocatura

Il momento critico dell’avvocatura
Dopo diversi anni di politica forense subalterna da parte degli organi istituzionali di rappresentanza della nostra categoria, che ha consentito alle classi politiche dominanti di portare a termine con successo una serie di iniziative volte a rendere sempre più gravoso l’esercizio della nostra professione e l’accesso alla Giustizia da parte dei cittadini (continuo aumento del contributo unificato, mediazione obbligatoria, negoziazione assistita, processo telematico, assicurazione obbligatoria, aumento delle imposte locali e della Tari per gli studi professionali) il colpo di grazia definitivo è stato assestato con la istituzione dell’obbligo di iscrizione alla Cassa Forense per tutti gli iscritti agli albi degli avvocati, peraltro con una contribuzione minima così elevata da costringere, nel solo 2016, quasi quattromila colleghi a cancellarsi dall’albo ed a non poter quindi più esercitare una professione per accedere alla quale hanno dovuto sostenere anni ed anni di sacrifici.

Del tutto emblematica del clima che sta vivendo la nostra professione e dell’evidente scollamento tra i vertici e la base dell’avvocatura, definibile, appunto, ‘Il momento critico dell’avvocatura’ , è la recente iniziativa adottata da un gruppo di avvocati di Catania, che ha lanciato una petizione volta ad ottenere una drastica riduzione dei costi della Cassa Previdenziale Forense (per approfondire, cliccare qui).
Viene giustamente evidenziato dai colleghi catanesi che nell’attuale fase di perdurante crisi economica del nostro Paese, risentita in modo ancor più amplificato dalla nostra categoria professionale, sono del tutto esorbitanti i costi annuali legati all’amministrazione della Cassa Forense, che si aggirano sui tre milioni di euro, e gli emolumenti previsti per il presidente ed il vicepresidente, rispettivamente pari a 73.000 e 56.000 euro, ai quali si aggiungono 413 euro per ogni gettone di presenza alle riunioni istituzionali.
Nel plaudire a tale iniziativa dei colleghi catanesi, per quanto risulta già firmata per adesione da migliaia di colleghi in tutta Italia, vorrei aggiungere che tra i costi della nostra rappresentanza istituzionale non sono meno significativi, ovviamente in negativo visti i risultati sinora raggiunti, quelli del Consiglio Nazionale Forense, se solo si pensi che al Presidente spetta un gettone di presenza per tutte le attività inerenti il mandato determinato in misura forfettaria in euro 90.000, al Consigliere Segretario in euro 70.000, al Tesoriere ed al Vicepresidente in euro 50.000 cadauno, oltre accessori di legge.
Per le trasferte dal luogo di residenza al luogo ove si svolge la riunione indetta le spese di trasporto viene rimborsato il costo del biglietto aereo, od in alternativa il costo del biglietto di prima classe con supplementi vagone letto per il trasporto ferroviario, il costo del biglietto in prima classe oltre all’eventuale trasporto dell’automobile e dell’eventuale cabina letto per il trasporto marittimo. Spetta inoltre il rimborso delle spese di pernottamento per coloro che non hanno la residenza, il domicilio o lo studio professionale nel Comune in cui si svolge la riunione, con sistemazione in albergo a 4 o 5 stelle in camera singola o doppia uso singola. Per la particolare esigenza di presenza continuativa a Roma, collegata alla carica di Presidente, può essere addirittura autorizzato contratto di locazione ad uso abitativo con delibera motivata del Consiglio, e così anche per i consiglieri.
A proposito di quest’ultimi percepiscono un gettone di presenza pari ad € 650,00 oltre accessori di legge per ciascuna seduta amministrativa e per le udienze giurisdizionali, con il limite massimo di 22 udienze giurisdizionali e 16 sedute amministrative all’anno, il che tradotto in soldoni ammonta ad euro 24.700 oltre accessori e rimborsi spese.
In un quadro simile, ed anche in vista delle elezioni per il rinnovo del nostro Consiglio dell’Ordine, mi sento di formulare un appello a tutti i colleghi, iscritti o non al nostro Sindacato, a riflettere bene prima di andare ad esprimere il proprio voto solo in base alla conoscenza personale, al caffè al bar od alla pacca sulla spalla nei corridoi del Tribunale.
E’ il momento critico dell’avvocatura: e’ giunta l’ora di dare una limpida e netta svolta ad una politica forense fatta di prebende e privilegi, supina e subalterna ai poteri forti, votando per i colleghi che verranno candidati nella lista sostenuta dal nostro Sindacato.
Un abbraccio fraterno a tutti i colleghi

Il Segretario Circondariale
Antonio De Marco

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